9 agosto 2017

La Sardegna segreta: dalle spiagge dell'Ogliastra fino al nuraghe Serbissi risalente al 1600 a.C


"Occorre riconquistare tutto e reinventare il mondo"
Maria Lai 
artista di Ulassai


Se vi dicessero che ci sono aree in Italia dove le forze dell'ordine sono visibili quotidianamente e all'opera per far rispettare norme  del codice stradale e limiti di velocità imposti dalla segnaletica, forse vi mostrereste scettici non avendo avuto da tempo di queste esperienze.
Se avete talvolta pensato che certi mercatini di strada siano diventati assai invadenti, limitando spazi ai pedoni, mai avrete assistito ad una scena in cui dei vigili urbani misurano, metro alla mano, i banchi di vendita in un mercatino del fine settimana ed effettuano multe per estensione non autorizzata degli spazi concessi dal Comune.
Credereste poi di essere preso di mira da una candid camera, nel vedere agricoltori e pastori , offrirvi i loro prodotti appena raccolti o la ricotta appena fatta e rilasciarvi regolare scontrino.
Guardereste insospettiti  poi il formarsi di ordinate file di auto, anche con targhe estere, nei pressi di isole ecologiche, dove gentilissimi addetti aiutassero a separare rifiuti e i più disparati tipi di merce, indicandone il giusto contenitore per il corretto smaltimento.
Se poi le alghe di poseidonia, indice di mari non inquinati, avessero invaso nella notte la spiaggia nei pressi di dove soggiornate, vi sembrerà un miraggio vedere apparire per incanto un mezzo meccanico al mattino che ripulisse tutto per consentire ai bagnanti di stendere teli e piantare gli ombrelloni e godere di tali luoghi pubblici, non dotati di stabilimenti balneari ma neanche di parcheggiatori abusivi.
Trovare poi strade ordinate, pulite, ben asfaltate e senza buche o rabberciamenti temporanei, farebbe la felicità di chiunque provenga dalla capitale.
In estate si sa, il consumo di acqua aumenta e produttori e venditori sono lieti che l'aumento delle temperature favorisca i consumi ma da queste parti la spesa non sale di molto poichè non lontano da supermercati e spiaggie si trova un bel distributore di fresche acque anche gassate al costo di 0,5 centesimi al litro e ben in vista si trovano le certificazioni dei controlli periodici effettuati dalle autorità sanitarie.
Detto questo il lettore vorrà conoscere questo luogo irreale, apparentemente utopico  che il titolo aiutava ad individuare nella regione Sardegna ma occorre restringere il campo: siamo nella provincia meno ricca, nota come Ogliastra, che risulta ubicata in posizione decentrata rispetto ai poli attrattivi dell'isola.
Quanto appena descritto è vita quotidiana dalle parti di Tertenia marina, una tranquilla località a 45 minuti di auto dal porto di Arbatax.


Da qualche anno in queste aree non deputate al turismo di massa arrivano anche viaggiatori stranieri, specialmente famiglie con bambini. Siti di affitto multilingua , la diffusione via web di foto e video e l'appetibilità dei prezzi stanno richiamando olandesi, cechi, moldavi, austriaci e molti altri turisti automuniti, in cerca di luoghi tranquilli di mare ma senza la calca e lo strepitìo dei luoghi troppo noti e maggiormente affollati. Un turista austriaco in vacanza a Tertenia marina, dopo aver chiesto lumi in un italiano stentato, su dove portare i rifiuti , ci esprime poi in inglese il suo entusiasmo per aver recentemente acquistato una villetta vicina al mare per una cifra da lui ritenuta molto conveniente.Un'altra famigliola proveniente da Praga chiede ai vicini italiani di insegnare loro come preparare il caffè con la caffettiera in dotazione all'appartamento affittato.

Molti di questi turisti stranieri affollano poi i supermercati, alcuni aperti ad hoc solo nei mesi estivi, i ristorantini locali e le pizzerie all'aperto. Li vediamo tuttavia incerti nella scelta dei cibi, c'è chi parla in inglese e poi si esprime in lingue diverse con i figli al seguito. Alcuni francesi in pizzeria usano l'italiano per ordinare e appaiano già esperti della zona e dei vari esercizi e mercatini locali. Tuttavia in molti hanno difficoltà con le etichette dei cibi non riconoscibili e meno familiari.Difficilmente quindi questi villeggianti saranno in grado in una manciata di giorni, di discernere la differenza abissale tra una confezione industriale di ravioli e una prodotta proprio in loco, contenente freschi culurgionis con marchio IGP prodotti con patate, pecorino locale e menta. Chissà se qualcuno di loro si lancerà nell'acquisto di un barattolo di bottarga ? Certamente nessuno ha mai spiegato loro cosa sia e come si ottiene il prelibato caglio dell'Ogliastra, usato dai locali buongustai a fine pasto come digestivo.
Anche i turisti provenienti , come si diceva un tempo, dal continente non hanno tuttavia le idee chiare sulla differenza tra il pane carasau originario della Barbagia e il pane guttìau realizzato con l'aggiunta di olio e sale e pochi villeggianti alla loro prima esperienza sanno che il pistoccu più legato alla tradizione ogliastrina si apprezza meglio se viene bagnato con acqua prima di gustarlo con salame sardo, pecorino fresco o con la carne di porcellino, magari cotto allo spiedo in qualche ovile di montagna.


Nelle località di maggior transito qualcuno di questi turisti magari già al secondo anno di vacanze in Sardegna riesce a raggiungere i piccoli e nascosti laboratori di pasticceria. Voi potreste cercate quello di Emanuela Pisu a Barisardo ad esempio. In questa tranquilla località non si può non raggiungere la strategica Torre di Barì e poi andare sulla spiaggia percorrendo quasi l'intera pineta e fermarsi per un caffè o un buon panino, da gustare in relax all'ombra del chiosco per antonomasia di Sard Cafè che riconoscerete per la bandiera con i 4 mori e il piacevole sottofondo di musica anni 60.

Apprendere i nomi dei tipici dolci sardi può essere un buon esercizio linguistico e mnemonico per avvicinarsi alla lingua e alle tradizioni sarde. Il nostro suggerimento è quello di redarre un elenco sul cellulare e provare queste delizie acquistandole in diverse località e cominciando a parlare sardo sin dalla primo acquisto o assaggio: magari iniziate da oggi ad esercitarvi aggiungendo l'articolo determinativo plurale Is alle principali specialità : bianchittus, gueffus, pabassinas, pirichittus e pardulas; una bella nuotata o un trekking tra i Tacchi di Osini o per gli esperti, una scalata di free climbing,  di certo consentirà di bruciare  gli zuccheri eventualmente in eccesso.
Se passate da Tertenia da non confondere con Tertenia marina, fermatevi a cena da Berni (seguite la segnaletica) non ve ne pentirete e se vi piacciono i sapori forti della tradizione agro-pastorale e vi solletica il gusto del proibito, chiedete alla sua consorte di assaggiare il caglio e solo dopo, fatevi spiegare come si ottiene.In barba al colesterolo fate incetta di formaggi al grande Caseificio sociale S.Antonio di Tertenia (località S.Pietro) mentre se siete carnivori vi suggeriamo di fare un salto alla macelleria di Giovanni Deiana e apprezzarne i suggerimenti culinari, la loquacità con i clienti d'oltremare e ripetendo le visite e gli acquisti, la sua simpatica e caustica ironia tutta sarda.

Sul web non è difficile trovare immagini delle spiagge dell'Ogliastra: chi ha raggiunto Cala Sisine, Cala Mariolu o Cala Goloritzè o l'estesa spiaggia di Cala Luna ( numerosi tour partono da Arbatax e Santa Maria Navarrese) non avrà nostalgia delle stereotipate e lontane spiagge tropicali. Non stupisce poi leggere in una rivista locale che le foto di queste splendide località siano state riutilizzate sul web ma anche su pubblicazioni turistiche in maniera poco professionale per non dire truffaldina, per convincere il turista frettoloso a raggiungere località che nulla avevano a che vedere con la Sardegna.
Minore appeal risultano avere le località sarde lontane dal mare e nonostante gli sforzi di comuni ed enti anche con l'ausilio di finanziamenti europei, molti siti di interesse archeologico e monumenti naturali ubicati tra monti, gole e canyon spettacolari, raccolgono un esiguo numero di viaggiatori. Comprensibile che chi raggiunge la Sardegna da una grigia località del centro Europa voglia godere delle sue numerose spiagge, ma occorre anche dire che la conformazione dell'isola e la scarsità di mezzi pubblici dissuade molti dal lasciare la costa. Scarni volantini distribuiti tra bar e pizzerie non ottengono grandi risultati, i siti web realizzati con l'intento di promuovere il territorio non offrono traduzioni in varie lingue come sarebbe opportuno. Molti dei viaggiatori incontrati , come abbiamo potuto constatare disconoscono la cultura sarda e quando per caso e su nostro invito si trovano a visitare un nuraghe come quello di Serbissi nel territorio di Osini, si meravigliano che tali siti di particolare suggestione siano così poco pubblicizzati. D'altro canto se interrogassimo 100 passeggeri, sia continentali che stranieri su un traghetto di ritorno dalla Sardegna pochi riteniamo, siano in grado di descrivere oltre al tipico nuraghe , le domus de janas o le tombe di giganti.
Vi invitiamo quindi per un giorno o due a lasciare le spiagge turchesi dell'Ogliastra; sia che vi troviate vicini alla tranquilla Foxi manna adatta alle famiglie con bambini, sia che abbiate una predilezione per quella di Barisardo ancor più estesa ma mai affollata: occorre infatti essere buoni nuotatori a causa dell'acqua subito alta ma sempre limpida. Anche chi non è dotato di ombrellone può godere di un'intera giornata al mare vista la presenza di una pineta estesa dove ripararsi dai raggi solari nelle ore più calde della giornata, facili parcheggi e l'ottimo chiosco di Sard Cafè che prepara ottimi panini da accompagnare con birra Ichnusa o gazzosa sarda. Dirigetevi verso i monti passando per Jerzu dove potrete fare incetta di vini tipici Cannonau presso la locale cooperativa:troverete anche vini più estivi sia rosati che bianchi a prezzi molto convenienti. Fate una buona scorta di Goeffus e altri dolci sempre a Jerzu da Luigi Mereu e aggiungete nel vostro zaino altre cibarie del posto e poi inerpicatevi con l'auto, dopo aver superato il paese di Osini verso la spettacolare Gola nota anche con il nome di Scala di S.Giorgio in memoria di un vescovo che invece del mare amava separare le montagne, che diciamolo è più comodo che scalarle. Al punto informativo parcheggiate, pagate 1 euro di contributo a Giorgio ed esplorate i due sentieri opposti che vi consentiranno di apprezzare dall'alto il possente canyon di calcare dolomitico. Avrete la possibilità di proseguire per ulteriori 7 km se avete un mezzo adeguato oppure optate per  le jeep della locale cooperativa  Archeotaccu ( più siete meno costa) che in meno di trenta minuti vi condurranno ai piedi del suggestivo nuraghe Serbissi. Tale struttura  restaurata di recente è ubicata a 960 m. di altezza ed è costituita da tre torri tronco coniche a tholos.

Affacciata su un panorama straordinario che spazia a 360°, e include la solitaria Perda è' Liana, la torre più elevata un tempo costituita da tre piani sovrastati da una terrazza, consentiva il contatto visivo con gli altri due nuraghe presenti ancora nell'area. Tale posizione dominante offre al visitatore una rara opportunità di immaginare a suo piacere quale potesse essere la vita, rustica o mistica, tra questi boschi incontaminati. Gli archeologi fanno risalire tale insediamento , che include anche resti di 8 capanne, al XVI sec. a.C. Stupefacente la scala elicoidale che segue l'andamento circolare della costruzione e poco si confà con la vita pastorale di questi popoli. Ingegnoso anche il particolare collegamento sotterraneo tra il nuraghe e un'ampia ed estesa cavità di origine carsica che attraversa tutta la montagna ed è dotata di due ingressi assai ampi. Gli archeologi ritengono svolgesse la funzione di deposito di derrate alimentari.I segni evidenti di erosione sulle rocce calcaree denotano il passaggio di un corso d'acqua all'interno della grotta che peraltro è stata utilizzata in epoche recenti da pastori per il ricovero delle greggi o per proteggersi dalle intemperie.
Abbiamo notato poi su uno dei blocchi calcarei della torre centrale del nuraghe alcuni segni ben distinti da quelli lasciati da moderni vandali. Lasciamo agli esperti di antichi alfabeti di illuminarci su tale epigrafe, peraltro non unica tra i nuraghe sardi.
Ci piace ricordare che l'Ogliastra secondo il censimento fatto dalla studioso G. Lilliu vanta ben 306 monumenti nuragici noti ma anche 64 Domus de Janas, 53 Tombe di giganti e 3 Pozzi sacri: c'è quindi molto da esplorare.
Di notevole interesse la flora presente nell'area dei Tacchi: infiniti sono gli aromi e i profumi intensi delle numerose specie botaniche; se potrebbe risultare facile individuare ginepri e corbezzoli, occorre qualche nozione botanica per trovare i cisti, mentre il gran numero di alti steli farà individuare i bianchi asfodeli che peraltro hanno dato il nome al sito di Serbissi attraverso un lungo processo di corruzione fonetica del termine sardo arbutthu e arbuss che parte dall'antico nome latino della pianta che avendo fiori bianchi era stata chiamata albucium (bianchetto).L'uso degli steli di asfodelo per la realizzazione di cesti è ancora viva in molte aree della Sardegna.Un esperto botanico locale sarebbe utile per capire qualcosa circa l'uso alimurgico o terapeutico di tali piante spontanee da parte di queste antiche comunità  che in questa area particolarmente isolata dovevano essere autosufficienti, quindi nutrirsi ma anche trovare rimedi naturali per i malanni tipici del loro tempo.Una curiosità: all'altezza del nuraghe Serbissi non troverete piante di mirto che comincerete a rivedere  ad altezze inferiori, quando vi approssimerete al mare.Se siete patiti di cascate inutile cercarle d'estate; quelle di Lecorci e Lequarci nei dintorni di Ulussai sono da visitare tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. Tuttavia in estate potrete visitare l'ampia grotta Su Marmuru a Ulassai:formatasi 150 milioni di anni fa contiene una stalagmite alta oltre 20 metri. Se non conoscete il significato artistico di " legarsi alla montagna" non conoscete Maria Lai e i suoi lavori: quindi per colmare questa lacuna dirigete alla Stazione dell'arte per incontrare la creatività di questa artista scomparsa nel 2013.Vi piace fotografare paesi abbandonati? Nell'Ogliastra ne trovate due: la vecchia Osini e le fatiscenti strutture abbandonate e pericolanti di Gairo vecchia.

In quest'ultimo borgo abbandonato negli anni 60 ma frequentato da pastori e patiti di motocross troverete numerosi alberi di fichi, dotatevi quindi di panieri per raccoglierli o gustateli sul posto. In una delle case trovate anche una sorgente d'acqua, forse abbeveratoio di fortuna per caprette in transito. Altisonanti per questo luogo i termini per enfatizzarne la curiosità: più che un borgo fantasma dal fascino discutibile lo visiterei con un esperto geologo che utilmente potrebbe narrare perchè furono costruite case senza cemento su roccie di scisti friabili. Se è vera l'etimologia che fa derivare Gairo dal greco gairos che sta per " terra che scorre" risulta suicida tuttavia la scelta degli abitanti del borgo che forse non avevano dimestichezza con la lingua greca.
Gran parte di coloro che affollano le navi dirette in Sardegna ignorano che la Regione Sardegna ha realizzato una biblioteca digitale facilmente consultabile senza complicazioni di sorta.I patiti di libri di viaggio potranno quindi consultare la encomiabile opera di Alberto La Marmora più noto come militare che come scienziato e scrittore. Stupiscono ancor oggi le misurate descrizioni legate ai suoi numerosi Viaggi in Sardegna: i 4 volumi sono scaricabili accedendo a questo link dedicato alle opere letterarie. Se l'odeporica non vi appassiona allora potrete orientarvi su riviste digitali da tempo pubblicate da Bella Italia o le belle descrizioni della Deledda o il resoconto degli scavi suddivisi per anni e molto altro.
Buona esplorazione, Ajo!

Per saperne di più:
http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=2436&id=555753
http://www.turismo.ogliastra.it/index.html
http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=7144&v=2&c=7191&t=1
http://www.archeotaccu.it/
http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=2436&s=17&v=9&c=4460&id=222956




9 aprile 2017

10 strane cose da fare a San Pietroburgo ( adatte ai nuovi residenti, agli espatriati e ai viaggiatori audaci)

Esplorando il web e navigando tra i forum dedicati a San Pietroburgo si intuisce quanto stereotipata e quindi limitata sia la conoscenza di questa città. Parlando poi con amici italiani qui residenti ma anche russi, si coglie la sensazione che questa metropoli  riveli meno di quello che cela o conserva e solo dopo lunghi ripensamenti disveli pur centellinandoli i suoi tesori . Luoghi, storie e attività  vanno quindi ricercati con un pizzico di caparbietà e perseveranza ma confidando anche alla maniera degli antichi nel caso fortuito e nell'aiuto della dea Fortuna ma anche di Google map.
Una delle caratteristiche salienti infatti di un viaggio nella città fondata da Pietro il Grande è proprio quella di offrire una varietà di esperienze non standardizzate che possono integrare la classica sequenza: Ermitage, Palazzo di Caterina II, Salvatore sul sangue versato, gita in battello tra i canali e al Peterhof e l'obbligatorio struscio su Nevskij condito o meno con borsh, blinì, pishky, aringa impellicciata e filetto alla Stroganoff.
Da queste considerazioni nasce l'idea di regalare ad amici e futuri viaggiatori, una prima selezione di una decina di cose da fare che non trovate nelle guide in commercio e che i tour operator difficilmente vi proporranno. La scelta deriva dalle nostre personali escursioni protrattesi per vari anni in questa metropoli nordica.
Scegliete dall'elenco quelle attività che più si adattano al vostro spirito esplorativo e se avete qualche dubbio o siete in cerca di maggiori stranezze, usate il guestbook.

1)Fotografare rari fiori tropicali nella serra del Giardino Botanico di Pietro il Grande 


Anche in periodi non turistici quindi anche nei freddi mesi di gennaio o in aprile quando molti approfittano delle vacanze di Pasqua, è possibile visitare le serre tropicali del Giardino Botanico di San Pietroburgo. Anche quando all'esterno fa freddo, le temperature dentro le serre saranno di oltre 25°. L'ingresso costa 300 rubli ed è consentito solo con visita guidata e solo in lingua russa ad orari fissi. Se avete tempo disponibile richiedete anche un ulteriore biglietto (200 rubli) per esplorare da soli stavolta, la serra Subtropicale ricca di splendide azalee già da fine marzo.


Potrete, rimanendo in coda al gruppo, effettuare originali foto con tutta calma. Le sorprese non mancheranno e potrete mostrare ai vostri amici le inusuali immagini "tropicali"scattate in Russia, come questo esemplare in alto: si tratta del fiore dell'albero del baobab; l'etichetta ne riporta il nome botanico: Adinsonia za originaria del Madagascar.

Indirizzo del Giardino Botanico: Ul. Professora Popova 1
Metro:Petrogradskaya poi aiutarsi con una mappa o Google map.
PS: evitate le macchine automatiche per tè e caffè: imbevibili.

2) Portare nocciole ai socievoli scoiattoli del Parco di Pavlosk

I cittadini russi che si recano nel magnifico Parco di Pavlosk, raggiungibile facilmente in treno da San Pietroburgo, sono di solito ben forniti di nocciole e semi vari reperibili nei supermercati ma disponibili anche all'ingresso del parco.
Queste leccornie saranno utili per attirare facilmente i numerosi scoiattoli che vivono negli oltre 200 ettari di parco. Noterete che anche gli uccellini sono avvezzi a prendere il cibo offerto, specie quando la confusione è minore o quando la fame è inversamente proporzionale alla temperatura. Un paio d'ore al parco dotati di viveri e bevande vi consentiranno di apprezzare l'opera dei paesaggisti, anche italiani, che sin dal tempo dello zar Paolo I hanno creato queste oasi di verde e di relax.
Il treno per Pavlosk parte dalla stazione Vitebsky (nei pressi della metro Pushkinskaya) e  numerose sono le corse giornaliere. Il tragitto è di circa 35 minuti. Accedete dal lato destro della stazione dove troverete una biglietteria dedicata, salite dopo i tornelli le scale per raggiungere il binario di partenza.
Acquistate 1 biglietto di solo andata;(dite Tudà, bies abratna); vi consigliamo infatti di tornare in città
con uno dei minibus (299) che sostano all'ingresso del parco e che vi condurranno alla metro Moskovskaya senza dover attendere il treno per il ritorno.

3) Raggiungere il villaggio di Repino affacciato sul mar Baltico per provare l'ebbrezza di una tintarella sul Golfo di Finlandia.


Il villaggio di Repino è a nord di San Pietroburgo e prende il nome dal pittore russo Repin (molte sue opere sono al Museo Russo) che tra i boschi di questo villaggio un tempo chiamato Kuokkala essendo in territorio finlandese, aveva costruito la sua abitazione-studio, oggi preservata e ancora visitabile nella suggestiva tenuta detta dei Penati: dal nome degli  dei protettori del focolare domestico, in uso pressi gli antichi Romani.
Estese spiagge di sabbia dorata, bordate di balsamici abeti caratterizzano questi luoghi mai affollati che si affacciano sul mar Baltico.
Anche in inverno lo spettacolo delle onde del Baltico gelate è inusuale, basta solo avere gli indumenti adatti.

Si raggiunge Repino con l'autobus 211 ; raggiungetene il capolinea nei pressi della metropolitana Chornaya Rechka; la bigliettaia vi chiederà la vostra destinazione: direte " Penati" o " Musej Rjepina" in russo: se avete un navigatore sullo smartphone potete verificare l'approssimarsi della meta.
Scenderete proprio davanti alla suggestiva residenza museo di Repin che potrete visitare con guida registrata in cattivo italiano (verificate gli orari) magari dopo aver passato un po' di tempo al mare, raggiungibile dopo aver attraversato la strada con cautela inoltrandovi sulla collinetta tra gli abeti.
Nelle vicinanze del parcheggio troverete un ristorante turistico e delle toilette pubbliche, spesso affollate di signore Avendo invece la disponibilità di un'auto raggiungete la vicina Kamarovo dove si trova Ruskaya Ribalka un bel ristorante con un ricco menù e numerose terrazze soleggiate o protette affacciate sul mare.
Se non è ora di pranzo rifornitevi di bignè con panna (alla cassa ) da consumare tra i boschi o sulla spiaggia ma se vorrete cimentarvi nella pesca, canne e storioni sono a vostra disposizione in un minuscolo laghetto ma poi vi toccherà pagarli e anche mangiarli.

4)Collezionare idilliaci paesaggi pittorici nella cittadina di Gatchina

Gatchina: il lago nero e il Priorato di Malta in autunno
La cittadina di Gatchina dista circa 45 Km da San Pietroburgo ma nonostante sia presente una reggia imperiale e magnifici giardini paesaggistici è pressoché ignorata dai turisti.
Ad eccezione del periodo invernale quando i diversi laghi gelano e tutta l'area assume un colore uniforme, sia in estate ma soprattutto in autunno, l'intero parco che circonda il palazzo imperiale regala paesaggi con colori straordinari che richiedono tuttavia una certa predisposizione alla lentezza per poter cogliere da diverse angolazioni i giochi di luce, i riflessi e le simmetrie vegetali sulle acque dei tre laghi.
Nell'area hanno lavorato come progettisti due italiani: Antonio Rinaldi e Vincenzo Brenna che oltre a dedicarsi al palazzo, hanno messo in pratica i dettami di J.J. Rousseau nella composizione dei vari elementi del parco: si devono a loro i nomi di Lago bianco, Lago nero, Lago d'argento. Andate magari alla scoperta dell'isola dell'amore o del padiglione di Venere.Nella foto potete vedere un esempio del paesaggio autunnale del lago nero, con al centro il Priorato dei Cavalieri di Malta progettato da Nikolaj Lvov: l'eclettico architetto fu un antesignano nell'edilizia eco sostenibile infatti utilizzò terra cruda per  realizzare tale struttura nel 1799.
Il complesso paesaggistico nasce tuttavia nel 1765 quando Caterina II fece dono al suo favorito, il conte Grigorj Orlov  di questa tenuta usata inizialmente come riserva di caccia.
Sarà poi dimora  di ben 4 zar: Paolo I, Nicola I, Alessandro II e Alessandro III

Gatchina è facilmente raggiungibile in circa un'ora con il treno assai frequente che parte dalla stazione Baltiskaya. Il Palazzo imperiale e il parco si raggiungono in 10 minuti a piedi dalla stazione.
Utilizzando invece uno dei minibus  K18, K18 A (marshrutka) che stazionano a Moskovskaya, alle spalle della statua di Lenin, potrete scendere un po' prima del Palazzo imperiale e approfittarne per passeggiare nella cittadina nei pressi della cattedrale dai campanili blu e magari per  fotografare o raggiungere il Priorato di Malta posto separatamente e a sinistra del parco di Gatchina. Meglio portare viveri e bevande al sacco: calcolate almeno 2 ore per un'esplorazione del parco con poche soste e tre ore se siete fotografi pignoli. Il parco è gratuito ma assai esteso. Le toilette sono vicine al ponte, visibile appena entrati svoltando a destra del palazzo.


5)Andare in metrò ai laghi di Ozerki per prendere il sole, fare sci nautico o praticare il surf su onde artificiali.

Un tempo Ozerki che in russo si traduce con "stagni", era una zona periferica dove si trovavano poche dacie in legno di proprietà di artisti e imprenditori.
Oggi l'area è completamente urbanizzata e dotata di supermercati, bus e metropolitana. Difficile però vedere turisti da queste parti. Qui si possono tuttavia cogliere vari aspetti della vita russa non visibili passeggiando su Prospettiva Nevskij.
Incontrerete specie quando fa caldo le seguenti categorie:donne in tuta con cagnolino a passeggio; ragazze intente a spalmarsi di crema solare e attempate signore concentrate sulla spiaggia nell'obiettivo di immolarsi al dio sole e far giungere i raggi solari nei punti più reconditi; gruppetti di uomini di etnie varie intenti a rosolare salsicce su griglie minuscole; ciclisti in corsa lungo i sentieri, pescatori pazienti, famiglie con prole con vagoni di cibarie e giovani intenti a fare sci nautico trainati da un sistema automatico rotante.

Se volete provare tutto questo o parte di esso, prendete la metropolitana e scendete a Ozerki (linea 2 blu); attraversate utilizzando le strisce l'ampia Viborgskoye Shosse e sarete davanti al primo lago che si chiama Suzdal: se è estate portate il costume e bevande fresche; per la stuoia andate prima al supermercato vicino alla metropolitana.Evitate di andarci di sera anche se vi sembra chiaro.
Facendo poi il periplo del lago arriverete al secondo laghetto dove si trova il centro sportivo Sunpark e che potrà fornirvi di tutto il necessario per praticare lo sci nautico; un gommone è pronto a recuperarvi se doveste mollare il gancio trainante che consente di percorrere un itinerario ad anello che comprende trampolini di varia difficoltà non adatti certo ai neofiti. Vi interessa il surf ? Qui potrete scivolare su onde artificiali all'interno di un impianto tecnologico che consente di praticare questo sport lontano dal mare e con qualsiasi situazione metereologica.

6)Pescare, navigare sul Baltico, andare in bici o fare una gita romantica in barca sull'isola di Yelagin.

L'isola di Yelagin è uno dei luoghi preferiti dagli abitanti di San Pietroburgo per rilassarsi durante il fine settimana. Nei 94 ettari del suo territorio si trovano laghetti, canali, ponti, sentieri ciclabili e strutture sportive inclusa una spiaggia che si affaccia su un ramo della Neva. Nel parco Kirov al suo interno si possono praticare diverse attività
oppure semplicemente stare sdraiati a prendere il sole (in estate ovviamente).In inverno si pratica lo sci di fondo o si passeggia sulla Neva gelata.
Si trovano biciclette a noleggio, qualche chiosco per snack e bevande e un modesto bar ristorante.
Una buona soluzione per esplorare l'isola è percorrerne i diversi canali con una barchetta o un pedalò facilmente noleggiabili (i vari punti sono visibili sulla mappa all'ingresso).
Se volete cimentarvi nella pesca basta procurarsi una canna economica  e poi attendere con calma; in alternativa se sapete qualche parola di russo cercate di socializzare con chi ha già posizionato la canna e magari dividete con lui biscotti, una birra o ricette di pesca. Non sappiamo tuttavia se occorra una licenza per la pesca amatoriale; noi non abbiamo mai visto controlli nei parchi.

L'isola di Yelagin si raggiunge facilmente con la linea 5 della metropolitana scendendo a Krestovskij ostrov proprio davanti al Luna Park (Divo Ostrov).Usciti dalla metropolitana dirigetevi a destra e in pochi minuti raggiungerete il vicino ponte sulla Neva grande dove si trovano le biglietterie del Parco Kirov. Il costo è irrisorio.
Superato poi il ponte e proseguendo, sul lato sinistro del parco si trova l'ormeggio di una imbarcazione che effettua un interessante tour di un paio d'ore a orari fissi giungendo sul mar Baltico e poi rientrando in città. Tornati sui vostri passi e superato il ponte, svoltate a destra per raggiungere un battello-ristorante nel caso in cui il movimento vi abbia fatto venire fame: vi consigliamo carni alla griglia. Nell'area ma vicino allo stadio si trova anche un brioso ristorante in stile bavarese: Fredrerik  si anima in estate e durante il periodo dell'October fest allorquando decine di cameriere in tipico costume fanno la spola per servire i numerosi clienti seduti ai tavoli ai vari piani del locale o in terrazza.


7)Andare al Museo zoologico per ammirare uno smisurato scheletro di balena blu, fotografare la rara tigre dell'Amur, farsi un selfie con un mammuth di 400.000 anni, guardare negli occhi un dugongo e cercare un rarissimo esemplare di Mucca di mare di Steller.

Museo zoologico di San Pietroburgo: tigre di Amur
Il Museo zoologico di San Pietroburgo non rientra nella terna dei più gettonati musei della città. La ragione nasce forse dall'idea che esso non abbia niente di più di tanti altri musei del genere sparsi per il mondo o che San Pietroburgo non sia un luogo adatto a viaggi con bambini.
Entrambi queste supposizioni sono errate.
Molti viaggiatori dimenticano di trovarsi a oltre tremila km da casa e in un paese tra i più estesi al mondo dove le esplorazioni sono iniziate ad opera di illustri personaggi come Simon Pallas, Vitus Bering e Przhevalsky. Numerosi sono stati gli scienziati e naturalisti che da oltre tre secoli hanno raccolto, analizzato e conservato per le successive generazioni esemplari di flora ma anche di fauna di ogni ambiente, terrestre, marino e aereo.

Avendo l'accortezza di evitare i periodi di vacanze scolastiche, recatevi al Museo con macchina fotografica e scorta di batterie. Vi accoglierà lo scheletro completo del più grande mammifero vissuto sulla terra: una smisurata balena blu che raggiunge i 27 metri di lunghezza.
Numerose sono le ricostruzioni degli ambienti che includono varie specie di animali, note e meno note:i più piccoli si appassioneranno alle colonie dei pinguini ma non mancano renne, alci e i piccoli fennec abitatori dei deserti.Numerosissimi sono gli uccelli e non mancano certo quelle specie tipiche degli ambienti siberiani:potete senza timore avvicinarvi ad una splendida Tigre dell'Amur e ripetere lo scatto che trovate in questo post.Qui si trovano inoltre vari esemplari di mammuth di diversa età incluso il minuscolo Baby Dima. Potrebbe esssere istruttivo avere un faccia a faccia con dugonghi e lamantini;osservate l'incredibile architettura dalle strane forme elicoidali di alcune spugne marine: vi rammenterà la struttura di uno stent , ammesso che ne abbiate mai visto qualcuno.
Andate a cercare la rarissima Ritina di Steller nota anche come Mucca di mare di Steller (Hydrodamalis giga): si tratta di un mite e indifeso mammifero erbivoro, scoperto nel 1741 dal medico naturalista G.W.Steller durante la Grande Esplorazione a Nord di Bering, finanziata dall'impero russo al fine di cercare un passaggio verso il continente americano e intraprendere nuovi rapporti commerciali con i coloni americani.
Guardando questo raro scheletro (un altro sta in Finlandia) potreste riflettere sulla rara capacità dell' Homo sapiens di distruggere una pacifica specie vivente in tempi brevissimi: dalla sua scoperta avvenuta nel 1741, ci sono voluti solo 27 anni per decimarne l'intera specie e far estinguere per sempre questi mastodonti marini.

Il Museo Zoologico di San Pietroburgo che nel 2017 compirà i 185 anni, si trova sull'isola Vasilievsky al N°1 del Lungofiume dell'Università ed è facilmente raggiungibile attraversando il ponte Dvortsovy most  a poca distanza dall' Ermitage e subito prima del Museo detto KunstKamera che fu il luogo da cui sono originate le collezioni dei reperti naturalistici acquistate e raccolte dallo zar Pietro il Grande.
Il giorno di chiusura è il martedì e ogni secondo mercoledì del mese per operazioni di pulizia.


8)Provare un incontro ravvicinato con decine di farfalle di ogni forma e colore che si poseranno senza timore sulle vostre mani  e assistere in diretta alla nascita di una farfalla.

Al contrario delle nostre italiche complicazioni, a queste latitudini chi ha un'idea di business valida e in grado di generare profitto, non trova molti ostacoli. Creare luoghi dove grandi e piccoli possono provare l'esperienza di vivere per un breve lasso di tempo a diretto contatto con variopinte farfalle tropicali sembra incontrare il favore del pubblico russo che apprezza tali iniziative che sono tuttavia ignorate o misconosciute dai turisti presi dai loro frenetici tour imperiali
Se avete sempre desiderato fotografare una farfalla tropicale o tenerne una sul palmo della mano, qui a San Pietroburgo potrete finalmente soddisfare questo desiderio per pochi rubli.
In città di giardini con farfalle è possibile trovarne un certo numero, ma crescendo l'attività con nuovi partner in franchising potreste trovarne uno più comodo per voi: guardate i manifesti nelle classiche rivendite di biglietti per eventi e spettacoli.
Uno non lontano da Ulitsa Marata in centro lo trovate al Centro Mindo in Улица Правды, дом № 12 (Ulitsa Pravdij edificio 12). Un'altro in attività da vari anni è ubicato non lontano da Sennaya ploshad in Мучной пер, 3, (Muchnoj pereuloq 3 ). I prezzi variano da 250 a 500 rubli con un pacchetto famiglia per 4 a 1200 rubli.

9)Fare un bagno tra gialle ninfee fiorite e poi fare un picnic sulle rive di un lago che sembra di montagna mentre in realtà siete ancora a San Pietroburgo nel Parco Shuvalovsky, considerato monumento storico pubblico.

Il parco Shuvalovsky è quel classico luogo di cui in molti hanno sentito parlare ma pochi realmente possono dire di aver visto.
Ovviamente non si trova nelle aree turistiche della città e questo certamente lo rende a prima vista irraggiungibile per chi ha scarsa dimestichezza con la lingua russa utile per trovare l'opportuno mezzo di trasporto.
Non si trova neanche nelle guide turistiche in altre lingue ma a dispetto di tutto questo è riconosciuto come luogo di interesse storico pur essendo frequentato solo dagli abitanti della zona e da qualche sportivo in vena di impegnative scalate in mountain bike o discese repentine con sci e slittini in inverno.
Facile intuire dal nome che il parco e il lago faccia parte di un' antica tenuta appartenente alla famiglia Shuvalov, di cui un Peter Ivanovich Shuvalov (1711-1762) prima cadetto alla corte di Pietro I, fu nominato conte in seguito ai servigi militari prestati al tempo di Elisabetta Petrovna.
Numerose, complesse e incerte sono le vicende riguardanti questa area che molto prima che nascesse San Pietroburgo era frequentata da famiglie finlandesi.Vi sono vari siti che offrono informazioni aggiuntive ma dovrete tradurli dal russo. L'idea comunque era solo quella di stimolarvi a raggiungere questo idilliaco luogo in una bella giornata estiva e seguire l'esempio dei russi presenti: troverete chi fa il bagno tra le ninfee fiorite, chiacchierando a lungo nell'acqua, chi prepara pesce o carne alla brace e chi passeggia in lungo e largo per il parco provando a scalare il Parnaso - una collinetta rara da queste parti che eleverà il vostro sguardo fino a 61 metri d'altezza e se il cielo è limpido vi consentirà di vedere la cupola di Sant'Isacco. Un'altra curiosità sono i due laghetti di origine artificiale risalenti al XVIII secolo che hanno una forma assai curiosa rappresentando uno il cappello e l'altro la giubba di Napoleone.(Si riconoscono meglio con Google map, sebbene la vegetazione abbia modificato in parte il disegno originario).Nel parco troverete anche una chiesa gotica progettata da Alexander Brjullov e una imponente dacha costruita da Messmacher, ma vi lascio il piacere di individuare da soli tutto questo e altro ancora.

Il modo più semplice per giungere al Parco Shuvalovsky è arrivare in metrò a Ozerki e poi prendere un minibus su Viborskoe shosse che vi lascerà alla fermata più vicina all'ingresso del parco. In auto se avete un navigatore dovrete impostare la località di Pargalovo e poi deviare nelle vicinanze del parco parcheggiando su Parkovaya ulitsa, appena vedrete uno slargo a sinistra nei pressi di uno degli accessi visibili a destra, da cui si dipartono i sentieri segnalati da cartelli. Meglio portare cibi e bevande se vorrete godere della tranquillità di questa oasi ricca di abeti centenari e rare orchidee.


10)Andare alle origini delle "Montagne russe" visitando il Parco imperiale di Lomonosov dove si trova la stazione di partenza progettata da Antonio Rinaldi per una complessa struttura avente lo scopo di divertire la corte di Caterina II .

Lomonosov è una località a ovest di San Pietroburgo, dove è ubicato uno dei più antichi Palazzi Imperiali denominato Oranienbaum.
Menshikov, principale consigliere di Pietro il Grande aveva costruito nella tenuta non lontana dal Golfo di Finlandia una residenza estiva che alla sua morte  era stata nuovamente acquisita tra i beni imperiali. Nel 1743 l'imperatrice Elisabetta ne fece dono al nipote, il futuro zar Pietro III.
Anche Caterina II, pur se per brevi periodi utilizzò la reggia accogliendo importanti ospiti nel suo personale padiglione cinese: difficile sintetizzarne il complesso contenuto artistico che un architetto come Benois sintetizzò con: "un risultato pari ad una sinfonia di Haydin o Mozart".
Sebbene nella fase iniziale di progettazione, Menshikov avesse impiegato l'architetto Rastrelli, in seguito Pietro III chiamò Antonio Rinaldi per la realizzazione della maggior parte degli edifici ancora visibili nel Parco di Lomonosov.
Quello nella foto a destra è uno dei gioielli barocchi nati dal genio e creatività di Rinaldi: in russo è noto come Katal'naya gorka traducibile con "montagne russe" anche se questo termine nacque molto tempo dopo di questa realizzazione ad opera di imprenditori che prima esportarono l'idea in europa e poi subendo modifiche e miglioramenti si diffuse in America. Difficile a prima vista associare tale elegante struttura color pastello con delle montagne russe ma ciò è dato dal fatto che quello che appare in foto è solo la stazione di partenza ubicata al secondo piano dell'edificio, ad almeno 20 metri di altezza. Da queste terrazze decorate un tempo da centinaia di vasi di alabastro si dipartivano delle rampe in legno che attraverso 160 piloni e 772 colonne costituivano un percorso di 532 metri che garantiva una discesa per inerzia di slitte riccamente decorate in forma di animali, gondole e carri trionfali con a bordo i membri della corte: gli uomini stavano dietro in piedi e le signore erano sedute comodamente davanti. Un ingegnoso meccanismo riportava, finita la corsa, le slitte al piano di partenza per prolungare all'infinito il divertimento.La struttura in legno non ha superato la prova del tempo, mentre oggi dopo vari anni di incuria anche gli interni ideati da Rastrelli e realizzati da decine di artigiani italiani sono stati egregiamente restaurati e sono visitabili a pagamento.
Potrete dedicare un paio d'ore al complesso di Lomonosov, mettendovi però subito in coda per l'acquisto dei biglietti al padiglione cinese e poi esplorando il resto del parco caratterizzato da una certa naturalità e ben diverso da quello curatissimo e ricco di fontane e giochi d'acqua del Peterhof.

Il modo migliore per raggiungere Lomonosov è con il comodo treno che parte dalla stazione Baltiskaya e che in un'ora vi porterà a destinazione. Il parco è a una decina di minuti dalla stazione. Evitate i venditori di telefoni:  sono per lo più rubati a San Pietroburgo.
Dalla metropolitana Avtovo (attraversata la strada con il sottopasso) partono invece varie marshrutke che portano al Peterhof e proseguono poi per Lomonosov. Sono assai frequenti ma più affollate in estate.

Buona esplorazione !


6 ottobre 2016

Alla scoperta dei cortili segreti di San Pietroburgo














Uno strabiliante mosaico nascosto in un anonimo condominio

San Pietroburgo è ritenuta una città sorprendente chee stupisce chiunque la visiti, soprattutto dopo aver appreso della sua giovane età: nel 2016 festeggia il suo 313° anno dalla fondazione attribuita a Pietro il Grande. Ben nota per i suoi musei e i tanti palazzi legati all'aristocrazia di corte, nonché per i numerosi eventi storici che ancor oggi è possibile ripercorrere semplicemente alzando lo sguardo sui tanti edifici del centro storico o passeggiando tra i numerosi giardini dove è raro non trovare statue e busti di personaggi noti e meno noti ma anche di scienziati, eroi e salvatori della patria.
Non è difficile riconoscere i diversi stili architettonici ed in particolare quello degli architetti italiani che hanno lavorato per edificare una città che fosse all'altezza delle corti europee. Con una certa attenzione si troveranno in giro per la città quei modelli che qui si continuano a reiterare da qualche secolo: ovunque si trovano colonne, cariatidi e muscolosi atlanti. Quelli più esperti riconosceranno in ponti, facciate e chiese quelle forme geometriche e dettagli derivanti dalla scuola del Palladio ma anche certi dettagli risalenti addirittura al medioevo occidentale e non russo. Con una certa predisposizione all'esplorazione si troveranno però anche begli edifici eclettici molto originali che riportano ai nomi dei loro fantasiosi architetti.
Se la maggior parte dei turisti ed anche degli stranieri bazzica per lo più su Prospettiva Nevskij e poche altre arterie cittadine, un modo originale di afferrare l'anima di questa metropoli ricca di angoli nascosti e storie altrettanto intriganti è quello di perdersi tra i suoi cortili. ( il cortile degli scacchi in Zagorodny Prospect 8 e la città di smeraldo in Ul.Pravdy 4 ne sono un esempio). Tra i cortili nascosti, quello più strabiliante è senza dubbio quello della Piccola Accademia d'Arte, ubicato all'interno di un condominio che si affaccia sul canale della Fontanka ma che è raggiungibile da Tchaichovskaya Ulitsa 2/7.
Un cortile che ricorda l'estro di Gaudì, nel cuore di San Pietroburgo
C'era fino al 1984 un cupo cortile come tanti, che si affacciava sul canale della Fontanka, non lontano dal Giardino d'estate. Questo piccolo cortile, nascosto da grigi edifici e da una rossa ciminiera di mattoni si trovava dietro via Tchaikovsky. Il promotore del cambiamento è stato Vladimir Vasilievich Lubenko un artista che ha fatto di questo cortile una sorta di laboratorio creativo all'aperto fondando nello stesso luogo la Piccola Accademia delle Arti.
Artista russo pluridecorato ma anche filosofo e innovatore in campo pedagogico Lubenko insieme con gli allievi dell'Accademia ha trasformato giorno dopo giorno il cortile in un luogo luminoso e allegro come pochi qui in città. Tutti gli spazi disponibili sono stati decorati con una serie di sculture e bassorilievi utilizzando una miriade di tessere di vetro multicolore, in modo che le figure e composizioni statiche potessero rappresentare l'allegria della vita.Le composizioni ricordano quelle eccentriche del grande artista catalano Gaudì , un ribelle in campo architettonico le cui opere hanno sfidato il conservatorismo dell'arte del suo tempo. Il cortile di Ul. Tchaikovsky, è ormai considerato un museo a cielo aperto, essendo arricchito di una varietà di oggetti d'arte che rappresentano storie con personaggi ed animali. Si trovano anche degli angioletti allineati in fila per due e un orologio solare; assai originali sono anche la fontana e la struttura dedicata a parco giochi per i bambini chiamata "Mosaico Olimpico" con scivoli e altalene.
Ogni pannello è costituito da diverse figure a bassorilievo e costituiscono diverse opere d'arte, che sono state poi armoniosamente combinate tra loro in modo da formare un'unica composizione. Guardando con attenzione si scoprirà che anche il marciapiede è stato ricoperto di numerosi frammenti di mosaico. Se in estate i raggi solari sembrano dare particolare vivacità alle tante tessere multicolori, una visita in autunno con uno sfondo dorato di foglie autunnali, o in inverno quando il contrasto con la neve mette ancor più in evidenza i mille colori dei mosaici è in grado di rallegrare l'umore anche in una tediosa giornata invernale.

Come raggiungere il cortile della Piccola Accademia d'Arte
Per arrivare al cortile della Piccola Accademia d'arte non è difficile usando Google map o Yandex. Una volta giunti su Ulitsa Tchaikovsky con le spalle verso la Fontanka occorre raggiungere la targa con il numero 2 / 7 e svoltare subito a sinistra percorrendo tutto il cortile tenendosi sempre a sinistra. Quando vedrete i giochi per i bambini siete arrivati e potrete esplorare l'intera area intorno all'edificio dell' Accademia.


16 settembre 2016

Alla scoperta di Zacinto, tra verdi colline, rugginosi relitti, mare turchino, tartarughe e mitiche arpie

Esplorando il web agli inizi di maggio, avevamo scoperto dell'esistenza di un volo diretto da Roma Fiumicino della compagnia spagnola Vueling, che in circa un'ora e trenta minuti consentiva di raggiungere un'isola greca vicina ma non ancora assuefatta dal turismo estivo. La brevità, più dell'economicità del volo ci aveva convinto che l'isola di Zante di foscoliana memoria, o Zakhintos per i greci, fosse la meta ideale per quest'anno. La mattina del 19 luglio eccoci incolonnati in aeroporto con altre centinaia di viaggiatori che  a prima vista sembrano tutti aver avuto la nostra stessa idea.



Nell'unica magmatica fila, avanzano invece , come scopriremo dopo, passeggeri diretti verso destinazioni diverse, operate però dallo stesso vettore spagnolo che serve molte destinazioni "estive".Risulta palese tuttavia una certa inesperienza del personale addetto alla gestione dei gates e  assai scarso è il supporto ai passeggeri in cerca di indicazioni certe sulla  fila da seguire.
Armati di pazienza alla fine otteniamo l'agognata carta di imbarco e superati i controlli, ci rilassiamo in attesa della partenza. Volontariamente ci sottoponiamo a ulteriori file, prima per un cappuccino e poi per acquistare a scopo preventivo, una bottiglia d'acqua. Il tempo scorre e avvicinandosi l'ora degli imbarchi ecco agglutinarsi passeggeri, valigie e accessori che, dopo un certo tempo a causa della stanchezza, perdono di continuità: molti infatti si accovacciano sul pavimento e ci si sarebbe aspettato anche un giro di calumet della pace se non ci fosse stato, il divieto di fumare.
Il tempo passa e una dopo l'altra le file come per magia si estinguono  e quelle residue si compattano; si visualizza adesso con l'ampliarsi dello spazio, il gate con la magica scritta Zacinto e una voce femminile prima in inglese e poi in italiano invita all'imbarco immediato.
Fugace controllo del passaporto e breve tragitto in bus con gli altri vacanzieri la cui età media è intorno ai 25 anni. Ecco l'aereo lucido e con tanti pallini sulla coda distintivo del logo Vueling. Prendiamo posto e alle 9,07 italiane si decolla con solo... 1 ora e 27 minuti di ritardo.
Dopo una quindicina di minuti, raggiunta la quota di crociera, le gentili hostess dall'idioma spagnolo, passano per offrirci graziosamente a pagamento e senza scusarsi per il ritardo: caffè Illy, panini visivamente appetitosi e bevande ipocaloriche contenenti E 960 ovvero edulcoranti naturali estratti dalla pianta di stevia rebaudiana. Sorridiamo alla hostess, declinando con un rapido movimento del capo la gentile offerta e preferendo bere normalissima acqua San Pellegrino, senza additivi né edulcoranti e tanto meno coloranti.
Volo tranquillo tuttavia e splendida vista aerea delle suggestive scogliere calcaree delle isole Ionie, qualche minuto prima dell'atterraggio avvenuto alle 10,35 ora greca. Tempo bello e temperatura di 28° C.

ARRIVO A ZANTE (ZAKHINTOS)
I controlli allo sbarco sono inesistenti, c'è una certa osmosi di lingue all'unico nastro di consegna dei bagagli, ci sono infatti passeggeri danesi, inglesi e italiani; recuperiamo infine le valigie e usciamo dal piccolo aeroporto: siamo al caldo su un'isola greca a noi ignota ed è già mezzogiorno..
Una decina di minuti di attesa ed ecco il nostro turno: un giovane tassista dotato di inglese e originario dell' isola ci conduce a destinazione in 45 minuti fino a Agios Nikolaos per 43 euro, abbiamo deciso di non noleggiare l'auto via web ma ne prenderemo una sul posto a prezzi più convenienti la settimana dopo. La tariffa del taxi ci era invece già nota, essendo riportata su un sito web inglese dedicato ai trasferimenti sull'isola di Zacinto che riportava la lista dei prezzi per le principali destinazioni dell'isola.
Cordialissima accoglienza da parte del giovane Stamatis e poi del fratello Dyonisios, che partecipano attivamente insieme ai familiari( Luciana,Alexis,Nickos) alla oculata gestione del residence da noi prenotato (via mail), e ancor di più a quella del gustoso ristorante biologico che, scopriremo essere ben noto anche ai naviganti in transito dal porticciolo di Agios Nikolaos.
Il mare è azzurro e invitante ma gli zuccheri sono in calo e si decide di testare da subito la cucina greca di casa Nobelos.Testiamo alcune saporitissime bruschette, diverse da quelle della tradizione romana e passiamo subito dopo al polipo stufato con cipolle, aceto, capperi e pomodorini, presentato in una mini casseruola in alluminio.Completo il pranzo con una tipica ma delicata moussaka cosparsa di uvetta di Corinto. La mia metà si gode con la vista ed il palato una smisurata insalata greca i cui colori mettono già allegria, mentre i sapori ricchi e intensi della locale feta, irrorata di olio profumato e un piatto di freschissime alici marinate soddisfa ampiamente le aspettative.Difficile cambiare le italiche abitudini e terminiamo il pasto con un'espresso. Recuperiamo l'alzataccia delle 4,30 del mattino e tornati in camera sprofondiamo nel regno di Morfeo per un paio d'ore.
Al risveglio guadagnamo rapidamente due sdraio e siamo a pochi passi dall'acqua che benchè non proprio calda, tuttavia è trasparente e dai riflessi verde azzurri, assai invitanti. Nella baia di fronte stazionano 4 natanti: due belle barche a vela, uno yacht color porpora ormeggiato a ridosso di un' isolotto che un tempo, ci hanno riferito, apparteneva al Vaticano e infine un lucido catamarano dove gli occupanti sembra stiano facendo il bucato, stendendo al sole colorati pareo e costumi che la brezza marina scambia per bandiere e fa sventolare allegramente.
Una spiaggetta a Agios Nikolaos a nord di Zacinto
Verso le 18,30 raggiungiamo il vicino porto dove è appena attraccato un grosso traghetto proveniente dal porto di Pessada nel sud dell'isola di Cefalonia: sbarcano una decina di viaggiatori attesi da bus turistici e poche auto. Esploriamo due piccoli supermarket dove scopriamo vari tipi di ouzo, incluso quello più rinomato prodotto a Lesbo, ritenuto il migliore e dal costo di 5 euro.Numerose le tipologie e dimensioni delle olive in vendita e ovviamente non manca l'olio greco visto la gran quantità di uliveti presenti in tutta l'isola. Un anziano su un trabiccolo a motore vende origano, olio e qualche ortaggio.Vicino al molo si trovano chioschi che preparano la pita, la versione greca del calzone italico, farcito con spinaci, formaggio locale, salsiccia o a vostro gusto. Diverse sono le taverne affacciate sul mare dalle quali fuoriesce una invitante scia che viene dalla brace e dai cibi grigliati. C'è una certa competizione tra i ristoratori e c'è addirittura chi usa il binocolo per spiare se i concorrenti abbiano dei clienti e quanti tavoli risultino già occupati. Notiamo che le giovani commesse dei negozi non parlano con accento greco: una ci dice infatti di essere serba, un'altra assai loquace è albanese, tuttavia entrambe parlano in inglese. Decidiamo di fare una buona scorta di frutta: pesche profumatissime e ciliege giganti a prezzi tuttavia maggiorati rispetto al centro di Zante distante tuttavia 45 minuti di auto. Più avanti una fanciulla premurosa ci viene incontro e ci informa che la loro imbarcazione ormeggiata poco distante, parte alle 9,30 ogni mattina per un tour di tre ore che porta alla famosa spiaggia del naufragio (in greco Navagio, in inglese shipwreck) e alla grotta blu al costo di 15 euro a persona; scopriremo nei giorni successivi che tante sono le compagnie locali, attive per pochi mesi all'anno, che offrono allo stesso prezzo tale gita con imbarcazioni più o meno simili.
Si torna al residence e ci si dedica alla sistemazione più ordinata del resto del bagaglio. Cominciamo a prendere dimestichezza con la lingua greca tramite un manualetto della Lonely Planet, piccolo ma utile, visto che come d'abitudine intendiamo apprendere qualche frase da utilizzare in giro per l'isola. Decidiamo di iniziare da subito sfoggiando a fine pasto un bell Efkaristò! = grazie ! , con i camerieri del ristorante Nobelos ed in particolare con Stephanos, che con il passare dei giorni e l'aumentata confidenza, dichiara simpaticamente che potrebbe considerarci come degli zii, ma soprattutto ci rivela non solo di essersi innamorato di Marta, una bella e brava studentessa italiana ma di volerla addirittura sposare al più presto.
Inutile dire che presso il residence del Nobelos il relax è assicurato: questa bella struttura con una storia ormai ventennale è posta  direttamente sul mare e dispone di solo quattro appartamenti da due, quattro e sei posti letto. Non si può definirlo economico ma ha l'indubbio vantaggio di avere tutto a portata di mano:mare cristallino, lettini, sdraio, ombrelloni, docce, un bar sempre aperto, camerieri gentili che parlano anche inglese, toilette impeccabili, una pineta ombreggiata e un ristorante biologico fiore all'occhiello dell'attività della famiglia. L'abitudine greca di non avere spiagge private, tuttavia crea qualche problema nelle domeniche estive, allorquando gli spazi antistanti le spiaggette di ghiaia e la terrazza sopraelevata affacciata sul mare, vengono invasi da famigliole e pargoli vocianti e iperattivi: capirete da soli che è quello il giorno giusto per dedicarsi all'esplorazione dei villaggi di montagna e passeggiare nei deserti boschi di pini, gran parte dei quali stillanti resine odorose.
A questo punto onde evitare di annoiare i lettori, tralasceremo il diario giornaliero anche se poteva essere interessante la descrizione dei cromatismi sempre diversi delle colazioni a base di frutta fresca e yogurt irrorati di miele profumato oppure rammentare del gallo mattiniero che ogni mattina alle 6,15 cantava a tutto il circondario la sua presenza nell'isola e tralasceremo anche i dettagli del fugace incontro con una giovane e bella attrice greca di nome Clelia, venuta a rilassarsi su queste nascoste spiaggette, lontane dalla capitale greca ed esenti come ci rivela simpaticamente lei stessa in buon italiano, dai flash di fastidiosi paparazzi. Se vi trovate a passare dal ristorante Nobelos, forse non avrete la fortuna di incontrare Clelia ma potrete sempre consolarvi assaggiando la Krìtama, magari accompagnondola a del pesce o al Saganaki (formaggio fritto saporitissimo).
Kritama e saganaki: leccornie da provare a Zacinto
Amplierete così non solo la conoscenza della cucina greca ma anche le vostre cognizioni botaniche:la Krìtama è infatti una pianta, la Salicornia, che cresce sulle rocce calcaree vicine al mare e che è alquanto diffusa a Zacinto. Anche gli inglesi, a cui non mancano certo le scogliere, la conoscono e la chiamano Samphire; il nome tuttavia è di derivazione francese e origina dal popolare nome di "erba di San Pietro" o più comunemente asparago di mare, con cui i marinai indicavano tale pianta edule in grado di fornire facilmente sali minerali e anche vitamine.
Condenseremo i nostri racconti in utili suggerimenti, per dare qualche dritta a chi volesse visitare Zacinto la prossima stagione estiva, prendendo spunto dalla nostra esperienza e dagli itinerari da noi percorsi a bordo di una Nissan Micra presa a noleggio.
Una piccola auto o un robusto quad, se possedete un'abbronzatura idonea, l'età adatta e capigliatura fluente da far ondeggiare al vento, è infatti indispensabile per esplorare l'interno dell'isola e raggiungere le piccole ma idilliache spiagge: evitate motorini e auto con cilindrate sotto i 1200 cm³, visto che esplorando l'isola troverete salite impegnative e discese che superano anche il 10% di pendenza. Il traffico è tuttavia inesistente e non farete fatica a parcheggiare neanche a Mikro Nisi o vicino alla spiaggia di ciottoli Makris Gialos, oppure in quella terapeutica dalle sorgenti sulfuree di Xigia, se userete i parcheggi peraltro gratuiti delle taverne, poste in prossimità. Anche a Porto Vromi ad esempio vi conviene percorrere tutta la spettacolare strada in forte pendenza, fin sulla spiaggia visto che il parcheggio nascosto dietro il bar è libero e assai ampio e perfino dotato di toilette.
VILLAGGI E SPIAGGE
Steli fioriti di Kritama (Salicornia) a Agios Nikolaos
L'isola per quanto non particolarmente grande ha una conformazione assai interessante che sfugge a chi non si spinga verso i piccoli villaggi posti in collina, immersi nella vegetazione, tra estesi uliveti e qualche vigneto. Gli agglomerati a maggiore densità sono quelli più vicini alla costa dove si trovano lunghe distese sabbiose non lontane dalla città di Zacinto. Le strade sono ben tenute e ovunque si trovano alberi di ulivo anche con magnifici esemplari ultracentenari. La zona di turismo intensivo è quella a sud dell'isola dove sono concentrati esercizi commerciali, ristoranti e strutture ricettive di vario genere. Se avete deciso di apprendere l'inglese e non il greco, prenotate un appartamento nell'area di Laganas: qui oltre a un' estesa spiaggia di sabbia troverete un'atmosfera a nostro parere assai surreale, che ricorda i tipici villaggi dei film western:vedrete sfrecciare, specie la sera, decine di carrozze tirate da cavalli guidate da serissimi cowboys dall'inglese impeccabile e a bordo famigliole inglesi e teenagers dai tacchi alti pronte alla baldoria in una delle numerose discoteche presenti nell'area. Per strada e nei locali troverete migliaia di inglesi per lo più giovani, che la mattina si crogiolano sulla lunga distesa di spiaggia, il pomeriggio scorazzano in coppia sulle strade dell'isola su potenti quad presi a noleggio, mentre la sera affollano birrerie e discoteche dove non occorre pagare biglietti d'ingresso. Se questo è ciò che cercate andate a Laganas, a Kalamaki, a Tsilivi e ad Alikes.
Se viceversa siete in cerca di relax, di spiaggette non affollate e taverne tranquille adatte a cene romantiche o in buona compagnia, dovrete spostarvi verso il nord dell'isola e se avete pargoli al seguito cercare magari tra Alikes ed Alikanas dove la spiaggia è ampia e meno caotica di Laganas. Negli altri casi cercate qualche sistemazione tra piccoli hotel e mini appartamenti o case tra gli ulivi che si adattino al vostro budget tra Katastari e il porto di Agios Nikolaos Volimenos. Se volete provare qualcosa di originale risalite sui monti ricchi di pinete e neri cipressi, parlate in greco bevendo un bicchierino di ouzo con gli anziani dei villaggi montani dove si usa ancora andare a dorso di mulo e soprattutto ammirate tramonti e cieli stellati. Rimanete un paio di giorni nella tranquilla Maries,  e poi provate l'ebbrezza di scendere al mattino dai monti al mare, tuffandovi a Porto Vromi o andando a fare snorkelling a Limnionas prima delle 9 del mattino, accaparrandovi uno dei pochi ombrelloni posti sulle terrazze di calcare: sarete ripagati della levataccia estiva sentendovi per qualche ora, padroni unici di questi paradisi naturali.
Se tuttavia non siete pigri, andando in esplorazione non vi sarà difficile arrivare nelle circa 37 spiagge presenti nell'isola: dalla distesa sabbiosa di Banana sulla penisola di Vassilikos a quelle più nascoste come Amboula e Psarou, forse non le più belle ma le più tranquille ma sempre dotate nelle vicinanze di taverne e alloggi convenienti.
Il villaggio di Loyxa immerso tra i pini

Se nutrite un interesse per i bassorilievi e pensate sia utile vedere come si lavora la pietra calcarea o  in alternativa intendete intervistare un allevatore di capre, allora un paio di giorni di isolamento a Giri, il villaggio più alto dell'isola  o anche nella pittoresca e arcaica Loucha (Loyxa in greco), vi faranno riscoprire suoni di arcaica memoria e profumi di erbe aromatiche che non sentivate da tempo.

Se siete collezionisti di spettacolari tramonti dovrete raggiungere Kampi (si pronuncia Kabì) o capo Kerì, prendere un gelato o una bevanda e dopo esservi accomodati su ecologiche balle di paglia attendete senza fretta lo spettacolo naturale che si ripete ogni sera ormai da millenni.
Volgendo le spalle al faro percorrete prima del tramonto il viottolo in opposta direzione e godetevi quindi lo spettacolo delle infinite falesie di bianco calcare a strapiombo su un mare straordinariamente blu, adatto più per dipinti a olio ricchi di increspature e colori intensi che non a foto digitali con super zoom..
La cittadina di Zacinto dal placido mare color turchese è apprezzabile con una passeggiata di poche ore: perdetevi per le stradine e piazzette del centro, scoprite le reliquie di San Dionisio, patrono della città che pur essendo passato a miglior vita sulle vicine isole Strofadi, i cittadini hanno voluto urbanizzare riportandone le spoglie in città.Se fa caldo prendete un caffè freddo pronunciandolo all'italiana da O kokkinos Vrachos proprio sotto i portici ombreggiati di Platia Solomoù, ma fatevi guidare soprattutto, sia dai profumi stimolanti dei cibi grigliati e dalle erbe aromatiche che dopo il tramonto guideranno il vostro olfatto verso la meta ideale per i vostri souvenir dall'isola. Sul lungomare in ordinati chioschi, affabili venditrici di dolciumi locali , interessate ad apprendere più il polacco o il russo che l'italiano, vi faranno assaggiare le specialità dell'isola:i pastelli e il mantolato , ovvero morbidi torroni al sesamo e alle mandorle. Provate anche i lokhum alle rose:assolutamente inebrianti. Benchè non manchino i ristoranti tipici specie a Zacinto città, prima di lasciare l'isola abbiate l'oculatezza di raggiungere Drosia non lontano da Gerakari, dove si trova la taverna Porto Roulis e dove troverete ottimo pesce pescato dallo stesso proprietario e che pagherete una trentina di euro al kg. Il giorno della vostra partenza investite il denaro rimasto in una bella esperienza gastronomica:dirigetevi alla taverna Komis, non lontano dall'imbarco dei traghetti, a Zacinto città e lasciatevi guidare fiduciosi da chi vi illustrerà l'ampio menù; siate certi che rimarrete entusiasti della freschezza del cibo e delle piccole sorprese culinarie, dessert incluso.Se avete un' auto piena di bagagli, sappiate che potrete parcheggiarla subito dopo l'ingresso del ristorante in un grande piazzale dotato anche di alcune zone ombreggiate.
COSE DA FARE O EVITARE:
1)Digitando il nome di Zacinto su internet e su you tube la prima cosa che appare è l' arcinota Spiaggia del Relitto. Non si può non visitarla e immergersi nelle acque turchesi che lambiscono la sua piccola spiaggia, ma nei mesi estivi è un andirvieni di barche, motoscafi, traghetti e perfino galeoni interi, stracolmi di turisti. Forse se andate in giugno o nei primi giorni di luglio, la situazione sarà leggermente migliore oppure optate per una gita più rapida che batta sul tempo gli altri natanti. Raggiungete Capo Skinari all'estremo nord dell'isola intorno alle 9,00, superate il ristorante e proseguite in discesa fino al porticciolo e parcheggiate. Salite quindi sul primo battello in partenza per il Navagio. Se guardate la mappa di Zacinto, capirete perché i natanti che vengono dal porto di Zacinto o da quello di Agios Nikolaos arriveranno molto dopo di voi.
Soffrite il mal di mare ? Potrete vedere la spiaggia del relitto dall'alto. Si raggiunge il villaggio di Volimenes e poi si seguono le indicazioni per il Monastero di St. Georges Kremnos; da lì  attraverso un viottolo si raggiunge il punto panoramico che consente di scattare stupende foto alla spiaggia del relitto, residuato del naufragio occorso ad antichi contrabbandieri di sigarette in fuga. Su you tube inoltre, trovate filmati adrenalinici con altri originali modi di raggiungere tale spiaggia, certamente non adatti a cardiopatici e a chi abbia paura del vuoto.
2)Zacinto gode nelle zone rivolte a est, di pomeriggi ventilati e anche a 30° C non si soffre il caldo.
Viceversa attraversare in agosto le piazze della città di Zacinto nelle ore estive più calde, o andare in barca per una gita di diverse ore senza un tendalino protettivo potrebbe arrecarvi seri danni.
Nelle spiagge più piccole tenete conto che il numero degli ombrelloni è assai limitato, in tal caso fate il bagno e poi andate nella taverna più vicina per reidratarvi pasteggiando con ouzo dal buon sapore di anice diluito a vostro gusto.Troverete diversi marchi, provatene diversi: noi crediamo che il Mini sia quello più aromatico benché economico.
3)Nei mesi estivi sono numerose le offerte in tuti i porti e porticcioli per tour brevi e su misura alla scoperta di grotte dai riflessi blu e turchese e minuscole spiagge nascoste, quindi non limitatevi solo alla gita al Navagio. Tuttavia nonostante la perizia dei marinai, un tempo agricoltori, molte procedure di sicurezza stabilite dalle pacifiche capitanerie vengono disattese, confidando che nulla di grave possa accadere. Poiché lo abbiamo sperimentato, vi suggeriamo caldamente di conservare le ricevute della gita e poi di salire o scendere dai natanti solo quando il capitano di turno abbia assicurato adeguatamente al molo il suo scafo. Meglio fare i pignoli che rovinarsi la vacanza con un' inaspettata caduta causata da un repentino allontanamento della barca, creato più dal pressapochismo che dal moto ondoso.
4)Un altro leit motiv dell'isola è quello della tartaruga Caretta Caretta: se potreste avere la fortuna di vederne qualcuna in acqua dalle parti dell'isolotto di Marathonisi, di fronte a Limni Keriou, dove troverete anche alcuni centri diving, riteniamo assurdo però parlare di protezione della fauna e poi far partire decine di barconi per andare a disturbare le tartarughe o gli esemplari appena nati.Se non volete fare i biologi e avete a cuore tali animali, evitate i tour a pagamento fatti in nome della loro salvaguardia.
5)Andare in vacanza non dovrebbe essere solo relax, mare e sole, ma anche ampliare i propri orizzonti geografici e arricchirsi di nuove conoscenze: Zacinto nonostante sia vicina all'Italia offre ancora l'opportunità di sentirsi esploratori: quindi se avete a disposizione 2 settimane, cercate di muovervi approfittando dei traghetti a basso costo e partendo da Zacinto raggiungete magari Cefalonia e da lì cambiando versante toccate Itaca ancora intonsa dal turismo di massa, e se il vostro budget lo consente raggiungete Lefkada. Da Lefkada poi potreste passare sul continente greco e magari raggiungere la mitica città di Olimpia. Sono numerosi infatti i tour in bus da e per Olimpia che partono anche da diverse isole verso Killini sulla terraferma e che vi riporteranno al luogo di partenza, dove riprenderete il volo di ritorno. Per coloro che cercano mete ancor più stimolanti ricordiamo che è stato istituito a Zacinto nell'area antistante la baia di Laganas, un Parco Marino protetto che dal 1999 comprende zone terresti e porzioni marine che includono anche l'arcipelago delle isole Strofadi ubicate a circa 27 miglia dalle coste meridionali dell'isola. Datevi da fare per raggiungere Stamphani, la più grande e fertile, dove è ancora visibile un antico monastero risalente al 1300 (ne avevamo notato la presenza anni addietro sulle mappe dipinte sulle pareti dell'Astrolabio catottrico visibile nel Convento dei Padri Minimi di Trinità dei Monti a Roma) e dove vive ancora un monaco autosufficiente; occorrerà invece cercare dei marinai esperti o ancor meglio degli specialisti in avifauna che vi facciano da guida, per avvicinarvi alla mitica isoletta di Arpia che da tempo immemore è stata sempre meta intermedia per migliaia di uccelli migratori provenienti dall'Africa. Vi occorrerà recuperare la fantasia degli antichi, magari rileggendo, prima del viaggio, qualche passo dell'Odissea di Omero o il mito di Fineo connesso con il viaggio degli Argonauti, per raccontare di aver scorto anche voi di passaggio nelle Strofadi, in una notte di luna piena, tra quelle migliaia di starnazzanti pennuti qualcuno di essi dotato di voce quasi umana, di robusti artigli ma anche di un invitante corpo di donna. Magari postate qualche foto, sfocata e mossa ma vi giustificherete dicendo che era notte, la barca ondeggiava e "l'ho vista arrivare all'improvviso sopra di me"...direte a chi ascolta del vostro viaggio ad Arpia, a bocca aperta.
6)Inutile ripetere che olio e miele oltre all'ouzo sono i souvenir ideali da riportare a casa. Ma vogliamo suggerirvi qualcosa di più originale da portare con voi e che vi consentirà di ricordare per lungo tempo l'isola che i veneziani chiamavano "Fiore di levante": fermatevi in qualche vivaio e chiedete una pianta di Μπουγαρίνι ( Bougarini).Si tratta di un particolare gelsomino detto arabo ma in realtà di provenienza indiana che si è naturalizzato da tempo a Zacinto. Il costo è irrisorio ma il profumo dei suoi piccoli fiori bianchi è ammaliante.Cercate con qualche piccolo accorgimento di farle fare il viaggio verso casa vostra, ponetela in un vaso non troppo ristretto e per lungo tempo continuerete ad apprezzare il profumo dell'isola di Zacinto.
Buon viaggio!
Numerosi sono i siti web e le pagine dedicati a Zacinto, questo ci è sembrato quello con le informazioni strutturate in modo più ordinato..Potete cominciare anche a valutare i prezzi degli alloggi.
http://www.zanteisland.com/it/spiagge-zante.php
Questo il sito informativo del Parco Nazionale Marino di Zacinto:
http://www.nmp-zak.org/en
Un altro buon indirizzo di una struttura familiare dotata di baietta sul mare, dove potrete alloggiare in 2 con 60 euro al giorno in giugno e settembre: http://www.benetia.gr/it-index.php





27 maggio 2016

Alla scoperta del lago Schuchye: un'escursione per entrare in simbiosi con la natura a poca distanza da San Pietroburgo

Il lago Schuchye nei pressi di Komarovo
Il lago Schuchye (in russo шучье) che deriva il suo nome dall'antico toponimo finlandese di Haukijärvi,( Hauki sta per luccio e Jarvi sta per lago) è una meta decisamente alternativa per chi si trova per lavoro o per vacanza a San Pietroburgo.La suggeriamo a chi, ai tanti musei affollati, nei mesi più caldi preferisce l'esplorazione dei luoghi naturali che a queste latitudini riservano piacevoli sorprese.

Il lago si trova nella regione della Carelia, a 50 Km da San Pietroburgo. Il luogo assai idilliaco è raggiungibile in auto in circa un'ora. Una valida alternativa è il treno (dalla stazione Finlandia di San Pietroburgo) che vi condurrà senza problemi di traffico fino alla stazione ferroviaria di Komarovo. 
Il metodo più rapido ed economico è infatti quello di trasportare una bici sul treno e usarla per percorrere i 4 Km che vi restano  per raggiungere la Riserva del lago Schuchye. Lo specchio d'acqua è poco più lungo di 1 km, ed è largo circa 600 m; la sua profondità massima non supera i 5 metri. Questo lago è di origine glaciale e nonostante il limo fangoso depositato sul fondo, le sue acque sono trasparenti e pulite e in estate si scaldano rapidamente e pertanto sono utilizzate da molti per bagni ristoratori e brevi nuotate nelle sue acque tranquille e silenziose. Il sito dal 2008 è stato dichiarato area naturale protetta ad accesso controllato e rappresenta quindi una meta ideale per chi cerca quiete assoluta: qui non sentirete il rombo delle moto d'acqua e l'unico fastidio in estate potrebbero essere solo le zanzare. Qui si viene per prendere la tintarella in angoli appartati o distesi su stuoie sulle varie spiaggette sabbiose. Troverete gruppetti di giovani tranquilli e coppie di pensionati; alcuni pescano, altri fanno il bagno e altri stanno semplicemente seduti a guardare gli uccelli che volteggiano sul lago disseminato di ninfee gialle
Se non amate star sdraiati a guardare il cielo meglio portarsi dei seggiolini leggeri, non troverete infatti molti tronchi dove star seduti. La presenza di numerosi abeti rende l'aria balsamica approfittatene per una passeggiata intorno al lago:suggeriamo di effettuare il periplo del lago magari dirigendosi verso la sua parte orientale, dove si protende una piccola penisola, che i finlandesi avevano denominato Ollinniemi (penisola nera). Qui vi sembrerà di essere lontani da tutto e dimenticherete le città, le auto e i tanti affanni quotidiani e con un po' di esercizio riuscirete a sentirvi in totale simbiosi con questa natura non addomesticata.
Vi suggeriamo di portarvi un costume e magari un'amaca , troverete qualche panchina solo sulla sinistra della strada che confluisce al lago. Utilizzatele per il vostro pranzo al sacco all'ombra, se arrivate all' ora di pranzo.
Per chi oltre alla geografia vuole ampliare le sue cognizioni storiche diremo che quando l'istmo di Carelia era sotto il dominio della corona svedese , il lago e gli estesi boschi dei dintorni facevano parte dei possedimenti reali e il parco detto Haukijärvi era considerato una riserva di caccia.
Il lago Shchuchye ovvero lago dei lucci, come suggerito dal nome è altresì noto per la sua pescosità e non è inusuale trovare sulle sue rive, ma anche sulla superficie ghiacciata in inverno, uomini e donne intenti a maneggiare canne da pesca e retini. Nelle sue acque, vi si trovano principalmente trote, lasche e ovviamente vari tipi di lucci. Fino al 1940 in questi territori hanno vissuto soprattutto famiglie di origine finlandese, che hanno ben curato l'ambiente lacustre e hanno costruito anche una piccola diga allo scopo di regolare il livello dell'acqua nel lago. Durante il periodo sovietico, le foreste essendo divenute di proprietà pubblica venne emanato il divieto del taglio indiscriminato degli alberi di tali estesi territori e le aree divennero luogo di ricerca per studi idrogeologici.
Foreste di abeti nella Riserva del Lago Schuchye
L'aumento dell 'antropizzazione fino agli anni recenti ha causato un deterioramento ambientale e le spiagge del lago, rimaste incontrollate sono state usate come discariche. Fortunatamente nel 2008 il lago Shchuchye e gli estesi boschi che lo circondano, per un totale di 1157 ettari , sono divenute aree a particolare protezione  in seguito allo specifico decreto emanato del Governatore di San Pietroburgo.
Oggi, nell'area della riserva vige il divieto di accesso per moto e veicoli e valgono le regole tipiche dei luoghi naturali protetti: non è consentito abbattere alberi, danneggiare piante né tanto meno infastidire gli animali selvatici. Il vicino villaggio denominato un tempo Kellomyaki prese il nome da una campana posta su una collina da dove si chiamavano a raccolta per il pranzo i numerosi operai intenti a costruire dacie immerse nei boschi non lontani dal Mar Baltico. Dal 1948 tale insediamento prese il nome di Komarovo, dal nome dell'emerito botanico russo V.L. Komarov, La località deve la sua popolarità alla stazione ferroviaria finlandese che venne inaugurata nel 1870. I primi villeggianti cominciarono a frequentare questi luoghi dal 1890. I proprietari dei terreni divennero poi banchieri, commercianti, produttori, artisti e medici. Mentre dal 1918, il villaggio faceva parte del territorio finlandese, dopo il 1940, dopo la Guerra d'Inverno, gran parte della Carelia passò all' Unione Sovietica. Subito dopo la seconda guerra mondiale nel villaggio di Kellomyaki vennero costruite case per i membri ufficiali dell'Accademia delle Scienze dell'URSS; con il trascorrere del tempo le dimore ancora abitabili vennero assegnate a uomini di scienza e personaggi di primo piano della cultura e dell'esercito. A metà degli anni '50 Komarovo divenne un apprezzato villaggio per vacanze e luogo di riposo preferito per artisti e intellettuali di Leningrado. Qui vissero e lavorarono, Anna Achmatova, Dmitrij Shostakovich, Joseph Brodsky, Fëdor Abramov e numerosi altri.

Per chi oltre alla geografia vuole ampliare le sue cognizioni storiche diremo che quando l'istmo di Carelia era sotto il dominio della corona svedese (XVII sec) , il lago e gli estesi boschi dei dintorni facevano parte dei possedimenti reali e il parco detto Haukijärvi pur lontano da Stoccolma era considerato una riserva di caccia.
Il lago Schuchye ovvero lago dei lucci, come suggerito dal nome è altresì noto per la sua pescosità e non è inusuale trovare sulle sue rive, e sulla superficie ghiacciata in inverno, uomini e donne intenti a maneggiare canne da pesca e retini. Nelle sue acque, vi si trovano principalmente trote, lasche e ovviamente vari tipi di lucci. Fino al 1940 in questi territori hanno vissuto soprattutto famiglie di origine finlandese, che hanno ben curato l'ambiente lacustre e hanno costruito anche una piccola diga allo scopo di regolare il livello dell'acqua nel lago. Durante il periodo sovietico, le foreste essendo divenute di proprietà pubblica venne emanato il divieto del taglio indiscriminato degli alberi di tali estese foreste e le aree divennero luogo di ricerca per studi idrogeologici.
L'aumento dell'antropizzazione fino agli anni recenti ha causato un deterioramento ambientale e le spiagge del lago, rimaste incontrollate sono state usate come discariche. Fortunatamente nel 2008, il lago Schuchye e gli estesi boschi che lo circondano, per un totale di 1157 ettari , sono divenute aree a particolare protezione su specifico decreto del Governatore di San Pietroburgo.
L'accesso alla Riserva Naturale è controllato e solo nei casi previsti è consentito transitare con l'auto.
Non è consentito abbattere alberi e danneggiare la vegetazione né tanto meno infastidire la fauna presente nell'area(lepri, donnole e faine). Nel lago non sono consentiti mezzi motorizzati. Non potete accendere fuochi ma potrete tuttavia usare delle griglie portatili, pescare, andare in bici e fare il bagno e soprattutto potrete godervi questo nascosto angolo di quiete e relax, ma non lo dite troppo in giro ! 

Questa la mappa che visualizza l'itinerario da San Pietroburgo al lago Schuchye ponendo come punto di partenza il Teatro Mariinsky. Ingranditela e utilizzatela come riferimento, eventualmente cambiando il luogo di partenza.
Buon divertimento !